LA CHIESA DI OGGI - […] Mi ricordo una frase di Monsignor Lefebvre estremamente chiarificante sul combattimento e i problemi attuali della Chiesa, che lui ricollega a Cristo Re: «Le cose vanno male perché i prelati, i nostri prelati, i capi della Chiesa, non si curano più, non si preoccupano più del regno di Nostro Signore Gesù Cristo». Poi concludeva dicendo che non è possibile seguirli su questa strada. È vero: è un linguaggio che oggi non viene più compreso, per niente. Invece è una delle disgrazie più grandi, una sorta di riduzione alla regalità di Nostro Signore, che oggi non viene riconosciuta nella pratica, se non, eventualmente, dal singolo individuo… Ma riconoscere che la società, i paesi, le nazioni appartengono a Nostro Signore viene considerato un’idea da marziani dalla società e all’interno della Chiesa stessa. La tragedia è radicale perché lo stesso Signore delle Nazioni è anche il nostro Salvatore, il solo Salvatore dal quale sia possibile essere salvati, che è il capo sia delle Nazioni che della Chiesa: togliere una delle due parti – la parte nella quale si svolge la vita umana, cioè il mondo (infatti noi abbiamo un’anima e un corpo) – è molto grave, difatti corrisponde alla volontà dei nemici della Chiesa e significa togliere lo scettro a Nostro Signore. [...]
A proposito della coscienza
“Il compito finale della morale individuale e sociale consiste nel fatto che Cristo sia formato in tutti e in tutto. Da ciascuno di noi dipende il contribuire al conseguimento di questo scopo, formando Cristo nella nostra attività personale e sociale. […]
Si può non uccidere mai, non rubare, non infrangere nessuna legge criminale ed essere tuttavia disperatamente lontani dal regno di Dio. […] Persino il comandamento più alto e che racchiude tutto in sé – quello dell’amore – può essere compreso e accettato in senso falso, e non solo può, ma lo è stato e lo è […].
Gli uni in nome dell’amore verso Dio disonorano il nome divino con i loro fanatismi, gli altri in nome dell’amore verso il prossimo desidererebbero senza ostacoli consegnare alla rovina molti del loro prossimo.
Si può non uccidere mai, non rubare, non infrangere nessuna legge criminale ed essere tuttavia disperatamente lontani dal regno di Dio. […] Persino il comandamento più alto e che racchiude tutto in sé – quello dell’amore – può essere compreso e accettato in senso falso, e non solo può, ma lo è stato e lo è […].
Gli uni in nome dell’amore verso Dio disonorano il nome divino con i loro fanatismi, gli altri in nome dell’amore verso il prossimo desidererebbero senza ostacoli consegnare alla rovina molti del loro prossimo.
Che queste persone vadano consapevolmente contro la loro coscienza, io non mi azzardo a dirlo; ma che non abbiano verificato come si deve la loro coscienza, questo è chiaro.
Un'intervista non del Papa ma sul Papa ha fatto boom
Intervista al vaticanista Sandro Magister
Una semplice intervista data di getto, “impromptu”, al bravo giornalista Goffredo Pistelli per il quotidiano economico “Italia Oggi” ha fatto il giro del mondo al di là di ogni aspettativa.
Una semplice intervista data di getto, “impromptu”, al bravo giornalista Goffredo Pistelli per il quotidiano economico “Italia Oggi” ha fatto il giro del mondo al di là di ogni aspettativa.
È tutta e solo su papa Francesco. Ed è forse per questo che ha suscitato tanto interesse. Perché le domande e le inquietudini su di lui sono andate ultimamente crescendo in modo esponenziale.
Chi non l’ha ancora letta la trova qui, nel sito del giornale che l’ha pubblicata lo scorso 13 novembre: > Il papa disorienta molti vescovi
Effetto Bergoglio
Insieme a Fausto Bertinotti e a Eugenio Scalfari è Marco Pannella il più elettrizzato fan di papa Bergoglio (“viva il Papa!”, “noi radicali lo amiamo molto”, “vorrei diventare un cittadino del Vaticano”).
Una “stupefacente” conversione all’“oppio dei popoli”, la religione, come ultimo approdo consigliabile in vecchiaia, perché – non si sa mai – di là si potrebbe anche trovare la sorpresa di Dio?
No. Non c’è traccia di ritorno alla Chiesa cattolica, né di pentimento, né di cambiamento di vita, in questo colpo di fulmine che ha investito il leader di Rifondazione comunista e i due simboli dell’anticlericalismo, del laicismo e della scristianizzazione dell’Italia.
Anzi. C’è l’esatto contrario. C’è – da parte loro – la sensazione di un trionfo inaudito della cultura radicale e laicista – dopo la società italiana – addirittura nella Chiesa.
E da parte di Bertinotti c’è l’entusiasmo per un papa che si pone come nuovo leader rivoluzionario e noglobal del mondo.
Ma è proprio così? Non sarà che Scalfari e Pannella sono semplicemente gratificati dalle telefonate e dai colloqui, visto il loro Ego da sempre arroventato?
E Bertinotti non avrà equivocato l’invito alla “lotta” fatto da Bergoglio al Leoncavallo e compagni?
Ricordo che di intellettuali, giornalisti o politici rimasti folgorati dai papi ce ne sono state molte anche in precedenza. In particolare per il carismatico Giovanni Paolo II e per il sapiente Benedetto XVI.
In quei casi però si trattava di veri e propri ritorni alla fede cattolica o di “conversioni” culturali che inducevano ad aderire almeno all’insegnamento culturale ed etico della Chiesa.
Invece, ha spiegato Sandro Magister, la popolarità di Francesco “non provoca ondate di convertiti. Anzi, con lui c’è un certo compiacimento nella cultura estranea o ostile al cristianesimo”.
In che senso? “Nel vedere che il capo della Chiesa si sposta verso le loro posizioni, che sembra di comprendere e persino accettare”.
Quindi l’esultanza dei vari Scalfari, Pannella e Bertinotti non è quella di chi ha ritrovato la fede, ma di chi ritiene di aver “conquistato” perfino il Vaticano.
Una “stupefacente” conversione all’“oppio dei popoli”, la religione, come ultimo approdo consigliabile in vecchiaia, perché – non si sa mai – di là si potrebbe anche trovare la sorpresa di Dio?
No. Non c’è traccia di ritorno alla Chiesa cattolica, né di pentimento, né di cambiamento di vita, in questo colpo di fulmine che ha investito il leader di Rifondazione comunista e i due simboli dell’anticlericalismo, del laicismo e della scristianizzazione dell’Italia.
Anzi. C’è l’esatto contrario. C’è – da parte loro – la sensazione di un trionfo inaudito della cultura radicale e laicista – dopo la società italiana – addirittura nella Chiesa.
E da parte di Bertinotti c’è l’entusiasmo per un papa che si pone come nuovo leader rivoluzionario e noglobal del mondo.
Ma è proprio così? Non sarà che Scalfari e Pannella sono semplicemente gratificati dalle telefonate e dai colloqui, visto il loro Ego da sempre arroventato?
E Bertinotti non avrà equivocato l’invito alla “lotta” fatto da Bergoglio al Leoncavallo e compagni?
Ricordo che di intellettuali, giornalisti o politici rimasti folgorati dai papi ce ne sono state molte anche in precedenza. In particolare per il carismatico Giovanni Paolo II e per il sapiente Benedetto XVI.
In quei casi però si trattava di veri e propri ritorni alla fede cattolica o di “conversioni” culturali che inducevano ad aderire almeno all’insegnamento culturale ed etico della Chiesa.
Invece, ha spiegato Sandro Magister, la popolarità di Francesco “non provoca ondate di convertiti. Anzi, con lui c’è un certo compiacimento nella cultura estranea o ostile al cristianesimo”.
In che senso? “Nel vedere che il capo della Chiesa si sposta verso le loro posizioni, che sembra di comprendere e persino accettare”.
Quindi l’esultanza dei vari Scalfari, Pannella e Bertinotti non è quella di chi ha ritrovato la fede, ma di chi ritiene di aver “conquistato” perfino il Vaticano.
I silenzi di papa Bergoglio
Papa Bergoglio lotta col Leoncavallo e con Toni Negri e tace sui cristiani bruciati in Pakistan e sugli altri cristiani martiri dell'Islam, del comunismo e di altri persecutori.
Shahzad Masih aveva 28 anni e sua moglie Shama, 25. Due giovani cattolici con quattro bambini. Lei era incinta del quinto.
Lui lavorava come operaio molto sfruttato in un mattonificio (il cui padrone, musulmano, lo aveva già brutalmente picchiato) a Kasur, vicino a Lahore, in quel Pakistan in cui i cristiani sono considerati spazzatura.
Il 4 novembre scorso i due giovani sono stati falsamente accusati di aver profanato delle pagine del Corano, torturati per due giorni, linciati da una folla inferocita e alla fine gettati in una fornace e bruciati.
Questi macelli non sono rari. E’ un orrore continuo che i cristiani subiscono da una popolazione e da uno stato che quotidianamente li umilia e li tiene sotto minaccia di morte (con la famigerata legge sulla blasfemia).
Non è uno staterello, il Pakistan. Ha la bomba atomica e conta 180 milioni di abitanti (la sesta nazione più popolosa al mondo e il secondo fra i paesi musulmani dopo l’Indonesia).
Il rogo dei due cristiani per la sua ferocia è riuscito ad arrivare anche sulle cronache dei nostri giornali. Ma non ha mobilitato nessuno, né persone, né associazioni, né istituzioni.
Shahzad Masih aveva 28 anni e sua moglie Shama, 25. Due giovani cattolici con quattro bambini. Lei era incinta del quinto.
Lui lavorava come operaio molto sfruttato in un mattonificio (il cui padrone, musulmano, lo aveva già brutalmente picchiato) a Kasur, vicino a Lahore, in quel Pakistan in cui i cristiani sono considerati spazzatura.
Il 4 novembre scorso i due giovani sono stati falsamente accusati di aver profanato delle pagine del Corano, torturati per due giorni, linciati da una folla inferocita e alla fine gettati in una fornace e bruciati.
Questi macelli non sono rari. E’ un orrore continuo che i cristiani subiscono da una popolazione e da uno stato che quotidianamente li umilia e li tiene sotto minaccia di morte (con la famigerata legge sulla blasfemia).
Non è uno staterello, il Pakistan. Ha la bomba atomica e conta 180 milioni di abitanti (la sesta nazione più popolosa al mondo e il secondo fra i paesi musulmani dopo l’Indonesia).
Il rogo dei due cristiani per la sua ferocia è riuscito ad arrivare anche sulle cronache dei nostri giornali. Ma non ha mobilitato nessuno, né persone, né associazioni, né istituzioni.
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