Essere cristiani

Capita sempre più di frequente che, in questo scorcio di secolo, molte persone si vergognino di proclamarsi cristiane. Soprattutto fra i giovani aumenta sempre più il timore di affermare la propria appartenenza a Cristo e di esprimere con coraggio la propria fede e la propria opinione in contrasto con la tendenza "pecorile" del mondo che, credendosi libero dai condizionamenti, in realtà segue e diffonde quanto la disinformazione organizzata semina nella società con noiosa ripetizione.
Ma perché esiste questo "timore reverenziale" nei confronti di quanti sembrano "à la page", ma in realtà adottano "vecchi" comportamenti e diffondono "antiquate" idee che hanno un comune denominatore: contravvengono alla Parola di Dio?
Conviene innanzitutto esaminare la figura di un vero cristiano secondo quanto emerge dall’analisi biblica: cioè dalla genuina Parola di Dio non inquinata dalla sociologia del mondo.

Risposta di Alessandro Gnocchi ad un lettore

Caro Dottor Gnocchi, domenica scorsa a Messa ho sentito questa roba durante la preghiera dei fedeli: “Per la Chiesa, perché non pretenda di essere depositaria della via per la salvezza degli uomini”. Testuale, così. Sono rimasto così allibito che l’ho annotata subito per non scordarla. Mi sembrava così grossa che ho chiesto conferma a mia moglie, forse avevo capito male io, ma anche lei aveva sentito la stessa cosa. Mi chiedo se le preghiere dei fedeli il prete le controlla prima della Messa o no. Ma se per caso fosse stata una “libera iniziativa”, il celebrante non avrebbe dovuto correggere subito una tale bestialità? Ma se invece l’ha approvata prima della Messa, ci capisco ancora di meno. Insomma, a sentire cose del genere vien da chiedersi cosa andiamo a fare a Messa e perché dobbiamo sforzarci di essere “buoni cristiani”, come mi diceva sempre mia madre. Potrei concludere che la Chiesa non mi garantisce più la salvezza. E allora, visto che alla salvezza ci tengo, a chi dovrei rivolgermi? Mi scusi l’espressione, ma mi sembra roba da matti e ho la gran tentazione di smettere di andare a Messa, così tra l’altro non sentirò più neanche il sacerdote che tante volte inizia dicendo: “Benvenuti a questa assemblea” e mi sembra di essere a una riunione di condominio. Perdoni lo sfogo. Le auguro buon lavoro e la saluto con tanta stima. Corrado Astolfi

La Tradizione è più pastorale del Concilio

Si è così insistito sul Concilio pastorale in questi cinquant'anni, che a molti, nati dopo il Concilio, sarà venuto il dubbio che prima, nel passato, la Chiesa non abbia fatto veramente pastorale. In verità, la dizione “Concilio pastorale” nasconde un cambiamento così profondo che si potrebbe esprimere meglio con la frase “un Concilio per cambiare la pastorale”. Invece di dire “Concilio pastorale”, dovremmo forse dire che dopo il Concilio è cambiata la pastorale della Chiesa così tanto da non riconoscerla quasi più.

Ma certo che si faceva pastorale prima del Concilio Vaticano II, e con che risultati splendidi!: il nostro mondo era diventato tutto cristiano! E nelle terre di missione quante conversioni e che opere! E quante vocazioni! E che famiglie cristiane!
E si parlava con chiarezza e si agiva di conseguenza!

Dopo il Concilio, il Modernismo pratico ha complicato tutto e falsificato tutto: ci si è persi in logorroici discorsi fumosi, con interminabili analisi sulla società moderna, degni dei congressi dei partiti politici, ma non della Sposa di Cristo. E questo deriva dalla reiterpretazione delle verità di fede operata dal modernismo e dal neo-modernismo: si salvano apparentemente le verità del credo, ma le si svuota di contenuto dall'interno, così che non vogliono dire più nulla.

In sintesi...

1. Che Bergoglio stia demolendo con energia persino ammirevole la Chiesa cattolica, e sottolineo “cattolica”, è nei fatti e non nelle opinioni. 
Però non sono d’accordo con chi sostiene che lo faccia in nome di un Concilio Vaticano Terzo non dichiarato e che, dunque, il rimedio consisterebbe nell’applicare correttamente il Vaticano Secondo. 
Le sciagure che hanno portato la Chiesa sull’orlo del precipizio e tanti cattolici a perdere la fede vengono proprio dalla corretta applicazione del Vaticano Secondo: non del suo spirito, ma della sua lettera.

2. L’ho già detto molte altre volte e non mi stancherò di ripeterlo: questa Chiesa merita questo Papa. Anzi, questo Papa è perfetta espressione di questa Chiesa che di cattolico ha sempre meno. Se domani tornasse Benedetto XVI sulla cattedra di Pietro, non cambierebbe assolutamente nulla, il processo di autodemolizione continuerebbe senza posa, così come ha proceduto durante il pontificato di Ratzinger e dei predecessori conciliari e postconciliari. Che il virus fosse stato inoculato molto prima è evidente, ma, fino al Vaticano II, non si era manifestato attraverso documenti magisteriali.

Diceva Padre Pio...

A P. Pio da Pietrelcina una volta fu detto: «Padre, oggi dicono che il Rosario ha fatto il suo tempo...».
Padre Pio rispose: «Satana mira sempre a distruggere questa preghiera, ma non ci riuscirà mai: è la preghiera di Colei che trionfa su tutto e su tutti. È Lei che ce l'ha insegnata, come Gesù ci ha insegnato il Pater Noster».
Qualche giorno prima della morte, a Padre Pio fu chiesto di dire qualche buona parola. Padre Pio rispose con voce profonda e paterna: «Amate la Madonna e fateLa amare. Pregate sempre il Rosario».

“Rammentatevi che la pace dello spirito può mantenersi in mezzo a tutte le tempeste della vita presente; essa, sapete benissimo, consiste essenzialmente nella concordia con il nostro prossimo, desiderandogli ogni bene; consiste ancora nell'essere in amicizia con Dio, mediante la Grazia santificante e la prova di essere uniti a Dio è quella morale certezza che noi abbiamo di non essere in peccato mortale, che gravita sulla nostra anima. La pace, infine, consiste nell'aver riportato vittoria sul Mondo, sul demonio e sulle proprie passioni”.

“Sii amante e praticante della semplicità e dell'umiltà, non curarti dei giudizi del Mondo, perché se questo Mondo non avesse qualcosa da dire contro di te, non saresti veramente servo di Dio.
L'umiltà e la carità vanno di pari passo, l'una glorifica mentre l'altra santifica. L'umiltà e la purezza dei costumi sono ali che elevano fino a Dio e quasi divinizzano. Perciò sii sempre e in tutto umile, serbando sempre gelosamente la purezza del tuo corpo e del tuo cuore”.

“Vigilanza, preghiera ed umiltà sono armi per vincere le tentazioni tutte, che non devono andare mai scompagnate da una fiducia illimitata in Dio (la Fede), non mai arrestandoci a metà strada”.