...E si dicono cattolici!

Mi si chiede un parere riguardo i tempi che stiamo vivendo. 

Intanto, si assiste ad un fatto assai curioso: quello di coloro che sono tutti intenti a demolire l'insegnamento di Cristo affermando, ciò nonostante, di essere cattolici. 

Si ha la pretesa di definirsi tali nonostante sia palese il rigetto di quell'insegnamento, tant'è che non lo si sopporta a tal punto dal pretendere che sia esso a doversi modellare alle esigenze e alle voglie dell'uomo (quando il Signore ci richiede l'esatto contrario). Ovvio che nasca il dubbio se chi dice di essere credente lo sia veramente... 

La malattia più diffusa: la falsità

In un mondo dove apparire è più comodo di essere, non rimane poi così difficile stilare una diagnosi sullo stato di salute della società in cui viviamo: il mondo è affetto da falsità. Questa malattia è detestabile: guasta le amicizie, rovina i rapporti rendendoli impossibili perché basati sull'ipocrisia che soppianta la lealtà e la trasparenza... e fa soffrire.

La falsità è un mostro con più teste: talvolta si agisce per compiacere gli altri per secondi fini, talaltra si dicono cose che non si pensano per cinico opportunismo, oppure ci si finge amici salvo poi dare libero sfogo alle critiche rivolte a chi non si lascia condizionare, per appagare un incomprensibile risentimento.

Utili idioti

In un'intervista rilasciata su 7, il settimanale del Corriere della Sera, Ratzinger è chiarissimo: "Il Papa è uno, è Francesco”.
Dunque, e non è la prima volta per la verità, Papa Benedetto indica e “benedice” Papa Bergoglio quale punto di riferimento per l'intera cattolicità.
Bene, e adesso, cari utili idioti, come la mettiamo?

Non eravate voi quelli che hanno sempre puntato il dito su Bergoglio e il suo nefasto pontificato evidenziando, al contrario, la diversità e le profondità spirituali del pontificato di Benedetto XVI?

Non eravate voi quelli che hanno scritto fiumi di articoli, appelli, raccolte firme, moniti e quant'altro contro le derive bergogliane indicando, al contrario, gli utili insegnamenti dottrinali, morali e liturgici di Benedetto XVI ?

Non eravate voi quelli che hanno argomentato e indagato giungendo a dichiarare che l'elezione di Bergoglio sarebbe persino invalida così che, al contrario, il vero pontefice sarebbe ancora Benedetto XVI (desautorato o dimissionario, poco conta)?

Non eravate voi quelli che hanno ripetuto (al diavolo l'oggettività) che il programma di Papa Francesco – che si richiama al Concilio Vaticano II – rappresenta una deriva paurosa per la cattolicità mentre, al contrario, il programma di Benedetto XVI – che si richiama al Concilio Vaticano II – rappresenta il vero insegnamento della Chiesa cattolica?

Papa Ratzinger

L'ultimo intervento del Papa Emerito ha fatto molto discutere. Nel suo scritto vengono dette apertamente - e per la prima volta - da un'Autorità vaticana alcune delle ragioni che sono causa della crisi in atto della Chiesa. Tuttavia non solo rimane il problema di fondo (il Concilio Vaticano II) ma ancora una volta si continua a confermare l'errore da cui tutto trae origine (il CVII rimane intoccabile). Un detto recita: sbagliare è umano ma perseverare è diabolico. 
Consiglio la lettura tratta dal sito unavox.it di Giovanni Servodio. 
p.Elia 

Ci vediamo costretti a titolare così questa breve riflessione sul lungo articolo che il Cardinale Ratzinger ha voluto pubblicare, di concerto con Papa Francesco, su una rivista tedesca per il clero.
Col titolo “La Chiesa e lo scandalo degli abusi sessuali”, il Card. Ratzinger ha inteso contribuire a quello che lui chiama “un nuovo inizio”, necessario dopo il dilagare di detto scandalo.

Nonostante egli ci tenga a farsi chiamare “papa emerito”, è ovvio che il suo intervento non ha alcunché di formale, come peraltro dice lui stesso, mentre ha invece molto di personale; il che non inficia minimamente il valore complessivo del suo scritto, per certi aspetti apprezzabile, piuttosto rivela come la personalità del Card. Ratzinger sia connotata dalla tendenza ad addossare la responsabilità dei grandi accadimenti a fattori sempre lontani da lui stesso e dall’ambito in cui ha svolto il suo lavoro di teologo e il suo compito di Pastore, e questo nonostante sia stato sempre implicato negli stessi accadimenti, e spesso con responsabilità di primo piano.

Cardinal.Gianfrano Ravasi

In che cosa crede il card.Ravasi? Si chiede il prof. Roberto de Mattei sulle colonne di corrisponderomana.it in un articolo scritto tempo fa che riprendo perchè perfetta cartina di tornasole di cosa realmente covino nell'animo tanti cardinali di Santa Romana Chiesa... Ecco a voi gli occupanti! 
p.Elia
 
L’incontro che si è svolto il 5 e il 6 ottobre ad Assisi ha visto un vero dialogo tra credenti e non credenti, come diceva il programma, o una serie di monologhi tra non credenti, senza la presenza di alcuno che professasse integralmente la Verità cattolica? A farlo pensare sono le ripercussioni mediatiche dell’evento ma anche spiace dirlo, la fisionomia culturale di colui che dell’incontro è stato l’indiscusso protagonista. In cosa crede infatti S. Em.za il cardinale Gianfranco Ravasi? Limitiamoci alla prefazione che egli ha recentemente apposto a La vita di Antonio Fogazzaro (Morcelliana, Brescia 2011) di Tommaso Gallarati Scotti (1878-1940).

Si tratta di un’opera posta allora all’Indice dei Libri Proibiti (Decr. S. Off. 9 dicembre 1920), dedicata ad un autore, a sua volta ripetutamente posto all’Indice (Decreti 5 aprile 1906 e 8 maggio 1911 per i romanzi Leila e Il Santo), quale fu lo scrittore vicentino Antonio Fogazzaro (1842-1911). Due modernisti, Fogazzaro e Gallarati Scotti, i cui nomi si accompagnano nella prefazione del card. Ravasi a quelli di altri modernisti tristemente celebri, come George Tyrrell, Alfred Loisy, Romolo Murri, Ernesto Buonaiuti, tutti scomunicati e tutti ricordati dal cardinale, con queste parole: «A costoro si accostò Antonio Fogazzaro, erede della tradizione cattolico-liberale e interprete dei fermenti che si stavano allora sviluppando nella società e nella cultura» (Prefazione, p. 6).

Non una parola di riserva su tali autori, non una parola di apprezzamento sul papa san Pio X che condannò i loro errori.