Verso il redde rationem?

Un articolo di Danilo Quinto (su radiospada.org ) in cui si chiede: "... come fa un Papa a comportarsi e a dire le cose che dice Bergoglio"?. Ce lo chiediamo tutti, consapevoli che quel "tutti" sono in realtà ormai un piccolo gregge. Teniamo duro e pur con la tristezza nel cuore nel vedere la Chiesa cattolica ostaggio di un clero sempre più meschino e privo di fede, stiamo attenti a non perdere quell'umile serenità di chi ha la grazia di comprendere i segni dei tempi: Dio non può abbandonare e non abbandona il suo pur piccolo gregge che gli rimane fedele. Noi siamo dalla parte di Gesù Cristo, l'Unico Dio, l'Unico vero Dio, l'Unico vero nostro Dio. E questo è quanto. 
p.Elia 

Ha ragione un mio amico, che mi dice: «The Remnant non avrebbe pubblicato il 22 gennaio la lettera indirizzata al Presidente degli Stati Uniti (http://www.radiospada.org/2017/01/lettera-trump-su-ingerenze-dellamministrazione-obama-nel-conclave/) se non ci fosse del vero e se, in questo momento, quelle cose scritte non si fossero potute dire apertamente».
A partire da quella lettera, Maurizio Blondet, in uno strepitoso articolo sul suo sito (http://www.maurizioblondet.it/la-connessione-francesco-spirit-cooking-marina-abramovic/), va a fondo nell’interpretazione di quello che è accaduto e sta ancora accadendo.

Non aggiungo una sola parola alle parole di Blondet. Chi non grida «scandalo, scandalo, state attaccando il papa, vergognatevi» – povero tiepido, che pensa di salvarsi l’anima ignorando la Verità – ed è libero da condizionamenti, di ogni tipo, può esercitare il retto giudizio su quello che sta avvenendo ed anche sulla lettera che pubblica The Remnant e sull’articolo di Blondet. Io credo fermamente che quello che si legge non solo sia plausibile, ma che sia vero.

Spesso mi sono chiesto, in questi anni, come fa un Papa a comportarsi e a dire le cose che dice Bergoglio. Ho tentato di confrontare, nei miei libri, il suo dire e il suo fare quotidiano con le Sacre Scritture, con la Dottrina e il Magistero di sempre della Chiesa. Dolorosamente sono arrivato alla conclusione che siamo di fronte al tentativo – architettato da menti raffinate – di dissolvere il deposito della fede, che il Papa deve custodire e difendere. Un tentativo che è iniziato oltre sessant’anni fa, quando, all’interno della Chiesa, si è preparato, concepito e attuato un disegno anticristico. Su una sola cosa ha ragione Bergoglio: io non faccio altro che attuare il Concilio Vaticano II, ha detto.

In questo contesto – e all’interno di questo disegno – si possono comprendere tante cose ed anche la storia dei due papi. C’è Bergoglio, ma c’è anche Ratzinger, che veste la stessa veste. Non per fare il nonno, come sostiene il primo, ma per fare intendere a chi l’ha costretto alle dimissioni – si può, ora, dire? – che lui Papa rimane.
Si comprendono meglio, così, le parole dell’estate scorsa di mons. Georg Gänswein: « (…) Benedetto ha lasciato il Soglio pontificio e tuttavia, con il passo dell’11 febbraio 2013, non ha affatto abbandonato questo ministero. Egli ha invece integrato l’ufficio personale con una dimensione collegiale e sinodale, quasi un ministero in comune (…) Dall’elezione del suo successore Francesco, il 13 marzo 2013, non vi sono dunque due papi, ma de facto un ministero allargato – con un membro attivo e un membro contemplativo. Per questo Benedetto XVI non ha rinunciato né al suo nome, né alla talare bianca. Per questo l’appellativo corretto con il quale rivolgerglisi ancora oggi è “Santità”; e per questo, inoltre, egli non si è ritirato in un monastero isolato, ma all’interno del Vaticano – come se avesse fatto solo un passo di lato per fare spazio al suo successore e a una nuova tappa nella storia del papato (…) ».

Parole incredibili. Poco divulgate e poco indagate. Che ragione aveva Gänswein di fare questo tipo di dichiarazioni, se non dare un messaggio chiaro a chi doveva intendere? Dietrologie o realtà? E’ facile ritenere che non lo sapremo con certezza, a meno che Dio non dia la forza e il coraggio a chi sa, di parlare – chiaramente, senza infingimenti e ipocrisie – e di raccontare quello che ha visto, quello di cui è stato protagonista e quello che è realmente avvenuto. A partire, almeno, dai fatti inquietanti che portarono – regnante Ratzinger – alla defenestrazione di Ettore Gotti Tedeschi da presidente dello IOR.
Gli architetti di questo disegno anticristico – massonici, politici e meta-politici – continueranno nella loro opera. Questo è certo. Altra cosa certa è che non si aspettavano l’elezione di Donald Trump. C’è chi, a questo proposito, perde il self-control ed arriva ad affermare che anche Hitler, al pari di Trump, è stato eletto (Bergoglio, 21 gennaio ‘17). Per lui, sembra di capire, andava meglio Obama con i finanziamenti ai programmi abortivi, con le aperture ai musulmani, con i programmi antiproibizionistici in materia di droga, con i programmi ambientali che hanno fatto arricchire le multinazionali verdi e con le aperture alle unioni omosessuali e sarebbe stata preferibile la Clinton, sovvenzionata dal destabilizzatore finanziario globale George Soros, amico della grande italiana Emma Bonino, erede anche lei di Pannella, con la cui eredità umana e spirituale – come dichiarò l’ex portavoce vaticano, padre Lombardi, che non parlava certamente solo a suo nome – dobbiamo confrontarci.

L’elezione di Trump consente di aggiungere dei tasselli ad un mosaico già di per sé inquietante e inimmaginabile, ma siamo solo sul piano umano. Così come sono umane le considerazioni di coloro che si soffermano sul capitolo otto di Amoris Laetitia e tacciono su sessant’anni di storia della Chiesa, che hanno certamente concorso alla devastazione politica, sociale e civile in atto sul piano globale. Sessant’anni che sono caratterizzati da un attacco concentrico nei confronti dell’Istituzione di origine divina e con la conseguenza di secoli di assedio – politico, culturale, dottrinale e spirituale, anche con le pressioni o le ingerenze esercitate sull’esito dei conclavi che si sono succeduti – proveniente dalle forze esterne ad essa ostili, che hanno operato ed operano al suo interno con complicità evidenti che si consolidano.
Questa, però, è anche la dimostrazione netta che la Chiesa è di origine divina e tale rimarrà fino alla fine dei tempi. Solo un’istituzione divina, in questa situazione, ridotta ad uno staterello di un chilometro quadrato, può reggere ad un attacco di tal fatta scatenato da tutte le forze politiche, culturali e religiose ad essa avverse. Basti solo pensare che le due superpotenze politiche dominanti, a partire dalla seconda metà del ventesimo secolo, sono state una di impronta liberal-massonica e l’altra di matrice social-comunista.

Questo è lo scontro mondano. Guardiamo, invece, al vero scontro in atto, quello che non vediamo, preludio al redde rationem. Noi abbiamo una certezza: la Bestia immonda – alla quale Dio consente di tessere le sue trame e di agire nell’oscurità, che a tratti diventa accecante – come mai era accaduto prima nella storia dell’umanità, avrà la sua risposta. Quella bestia immonda sta già insidiando il calcagno della Donna, ovvero della Santa Chiesa Cattolica, ma Costei, pur gridando tra i travagli del parto (Ap, 12-2), continua con la sua grazia, con l’amministrazione dei suoi sacramenti, con il rinnovare ogni giorno il sacrificio Vivo e Vero di Nostro Signore Gesù Cristo e con la sua dottrina (laddove si è conservata) a generare cristiani per la vita eterna.