Getsemani. Riflessioni sul Movimento Teologico Contemporaneo - settima parte

L'alterazione della storia

La cultura universale del nostro tempo, in tutte le sue manifestazioni e ripercussioni intellettuali e pratiche, è dominata in profondità e in superficie da un orientamento del pensiero e della sensibilità che ci si sforza di esprimere con la parola «storia» e i suoi derivati. 

Quel che ogni volta s'intende con questa parola «storia» è una nozione o una realtà o una qualità variabilissima che permette di orientare il pensiero e il discorso, sulla base di questo stesso mutevole vocabolo, in differenti direzioni, in modo che le cose e i vocabolari non possano più avere, né nell'intimo dell'uomo, né nel discorso, un significato universalmente compreso ed ammesso.

Getsemani. Riflessioni sul Movimento Teologico Contemporaneo - sesta parte

ALTERAZIONE DELLA STORIA E LIBERAZIONE ETERNA TRE ESPRESSIONI DELLA NUOVA CORRENTE

I pochi punti di riferimento per la comprensione dell'attuale movimento teologico - di cui abbiamo parlato - non sono certo emersi subitamente in seno ad una «terra vergine», come se fossero la primaria sorgente del movimento che n'è conseguito.
 
Il punto di riferimento, si fissa o si situa in vista di una finalità che ci si propone o che si accetta per meditare o per apportare un giudizio su un insieme di avvenimenti e di concetti. Questa finalità, che costituisce un criterio, può essere più o meno estesa per quel che riguarda la durata e la somma dei fatti esaminati e per quel che riguarda la più profonda e la più generale visione, che l'uomo che medita, si fa delle cose; questa finalità-criterio può essere più o meno universale, più o meno trascendentale ed escatologica, o invece relativa e temporale.

Getsemani. Riflessioni sul Movimento Teologico Contemporaneo - quinta parte

3 Jcques Maritain

Un filosofo che nello stesso periodo, cioè sin dagli anni '30, ha molto influenzato la formazione delle tendenze contemporanee, sia filosofiche che teologiche, è Jacques Maritain. (87) In tutto il suo pensiero, non solo non ha cercato di assimilare l'ordine naturale all'ordine soprannaturale, ma al contrario, li ha separati in modo tale da riconoscere nella creazione e nella storia umana due vocazioni distinte, legate certamente da un principio di subordinazione, ma essenzialmente autonome, con fine e mezzi propri: la vocazione e la missione terrestre, e la vocazione soprannaturale.

Se qualcuno volesse rendersi conto e cogliere immediatamente - se si può dire – la caratteristica del pensiero di Maritain circa l'autonomia delle due vocazioni distinte, basterebbe che leggesse l'ultima frase del suo libro «Humanisme Intégral», pubblicato nel 1936, e che costituì il riferimento fondamentale di alcune tendenze teologiche ed anche dell'azione temporale e politica in molti ambienti cristiani: «I mondi che sono sorti nell'eroismo, tramontano nella fatica, affinché vengano a loro volta nuovi eroismi e nuove sofferenze che faranno sorgere altri mondi.

Getsemani. Riflessioni sul Movimento Teologico Contemporaneo - quarta parte

2 - P. Karl Rahner

La concezione del soprannaturale necessariamente legato alla natura umana è chiaramente proposta da Karl Rahner sin dagli anni '30. Nella sua tesi «Geist im Welt» presenta nettamente questa concezione del soprannaturale non-gratuito. Dopo venti anni, le proposizioni sono state ampiamente sviluppate. A volte si può credere che Rahner rigetti le tesi del P. de Lubac, ma subito ci si rende conto che in realtà K. Rahner segue lo stesso pensiero ed anzi lo supera.

Le stesse idee ritornano in molti trattati. È necessario subito notare che negli scritti di Karl Rahner da un lato il principio dialettica hegeliano è flagrante - come l'attesta lo stesso Hans Kung (53), discepolo in contestato di Karl Rahner (54) - e dall'altro lo stesso procedimento rende molto fluido ed inafferrabile il cardine del pensiero.

Getsemani. Riflessioni sul Movimento Teologico Contemporaneo - terza parte

PRINCIPI ETERNI E PUNTI DI RIFERIMENTO TEMPORALI PER LA COMPRENSIONE DEL MOVIMENTO TEOLOGICO ATTUALE 

Se ci si trova in un punto della circonferenza e si vuole percorrerla per intero, si può partire indifferentemente da destra o da sinistra; in ogni modo, infatti, occorrerà percorrere la stessa distanza. Se ci si trova però davanti, o piuttosto all'interno di un immenso gomitolo di filo estremamente intricato, e i cui due capi si perdono, l'uno in un lontano passato inaccessibile sperimentalmente, e l'altro in un sempre lontano futuro sconosciuto, cioè all'origine e alla fine della storia, è inutile voler seguire tutto il percorso del filo per conoscere in profondità le cause ed i fatti di un certo presente. 

Getsemani. Riflessioni sul Movimento Teologico Contemporaneo - seconda parte

Caratteristiche generali del Movimento Teologico

Se il nostro amore per la verità ci rende liberi da ogni pregiudizio e ci pone in armonia con i principi e gli insegnamenti fondamentali derivati dalle fonti della Rivelazione, possiamo discernere alcune caratteristiche generiche del movimento teologico del nostro tempo. 

[...] Appaiono, subito, nel movimento due correnti principali: da una parte, un'attività multipla che tende a conservare, più o meno fedelmente, la dottrina professata dalla Chiesa; dall'altra, un'attività molto perseverante che tende a superare ogni limite ed ogni ostacolo stabilito fino allora dall'insegnamento e dal culto della Chiesa. Da una parte la resistenza più o meno energica, più o meno intelligente, ed anche più o meno giusta, alle nuove tendenze di trasformazione radicale dell'insegnamento e della vita spirituale nella Chiesa; dall'altra, uno sforzo di affrancamento da ogni esigenza di ordine soprannaturale riguardo alla percezione della verità e alla salvezza.

Getsemani. Riflessioni sul Movimento Teologico Contemporaneo - prima parte

Il testo del cardinale Giuseppe Siri ci aiuterà a comprendere e a farci un'idea chiara, globale, ma al tempo stesso precisa e con sfumature, di quello che si può chiamare «il movimento teologico contemporaneo» ossia quella, chiamiamola così, corrente di pensiero dominante che si respira ovunque nella "chiesa conciliare" e che si rifa a Karl Rahner. 
Dell'opera del card.Siri, a tratti forse un po' complessa per chi non mastica abitualmente di teologia, riporterò degli estratti (con mie sottolineature) per rendere più agevole e comprensibile l'approfondimento, senza ovviamente perdere l'essenza dei concetti e la profondità della spiegazione del Cardinale. 

Criteri fondamentali 

[...] Tutto il problema dell'oggettività pura consiste nel cogliere i riferimenti fondamentali dati dalla Rivelazione e dalla logica sacra. Se non c'è un riferimento fondamentale percettibile e definibile, apportato nell'intelligenza e nella esperienza umana dalla Rivelazione, se non c'è una logica, che esprima nell'uomo l'ordine eterno della Creazione, che sia dunque sacra, ogni problema di oggettività è annullato, ed ogni tentativo di conoscenza è vano. [...] E quando la volontà è libera da ogni influenza che non sia l'amore incondizionato della verità, la logica sacra è vivente e dominatrice nell'intelletto.
Per pensare e parlare in modo giusto e adeguato su ciò che è la teologia, bisogna ritornare a nozioni primarie, a concetti semplici e puri, a principi fondamentali.Questi principi sono conosciuti da tutti, ma è necessario ritornarvi, ed anche spesso, nella nostra vita di pellegrini, nella nostra missione apostolica quotidiana, perché in fondo a tutta questa problematica ansiosa e disordinata, c'è l'oblio, momentaneo o in modo permanente, di quella che è l'origine, l'essenza e la finalità ultima della teologia. 

San Pio X, inascoltato, spiegava come stroncare il modernismo

Ripubblico un articolo tratto dal sito www.sisinono.org poiché si parla di modernismo, ossia il male tremendo che ha infettato le autorità della Chiesa cattolica attuale. Gli insegnamenti di un grande Papa, San Pio X, risuonano oggi più che mai attuali. 

La storia della Chiesa ci insegna che non pochi vescovi, durante il pontificato di papa Sarto, hanno ingenuamente sottovalutato la gravità del pericolo modernista e ne hanno permesso la sopravvivenza. Esso, così, ha continuato a serpeggiare segretamente; poi cautamente è rinato pian piano sotto forma di nouvelle théologie o neomodernismo negli anni Trenta/Quaranta ed è stato condannato energicamente nel 1950 da Pio XII (Enciclica Humani generis); ma, dopo la morte di papa Pacelli, “il modernismo redivivo” ha sfondato senza remore ogni argine con “l’aggiornamento” di Giovanni XXIII e con il Concilio Vaticano II.

Infine ha raggiunto, in maniera ostentata, il vertice dell’ultra modernismo con Francesco I, con il quale ci si trova praticamente già nello spirito del “Vaticano III”, auspicato da Rahner, Küng e Schillebeeckx, secondo i quali il Vaticano II si sarebbe fermato a metà strada nella “rivoluzione” della Chiesa.

Enzo Bianchi: il tramonto di un falso profeta

Cristina Siccardi sul sito www.corrispondenzaromana.it traccia ottimamente un quadro di Enzo Bianchi, conosciuto ai più come il monaco di Bose. 

Enzo Bianchi, il fondatore della comunità sincretica di Bose, nata l’8 dicembre 1965, nel giorno, non a caso, in cui si chiuse il Concilio Vaticano II, nonché celeberrimo autore della “buona stampa” contemporanea, è stato allontanato dalla Casa madre e rimosso il 13 maggio, giorno della Madonna di Fatima. Per ordine della Santa Sede, con un decreto firmato dal segretario di Stato il cardinale Parolin e l’approvazione del Papa, a causa di un «clima non fraterno» che si era andando creando dopo essersi dimesso, nel gennaio 2017, è stato accusato di aver «continuato a imporre la sua autorità di fondatore, mettendo in difficoltà il suo successore, il priore fratel Luciano Manicardi. Con Bianchi devono andarsene i suoi fedelissimi fratel Goffredo Boselli, fratel Lino Breda e suor Antonella Casiraghi. Tutti decadono dai loro incarichi, come conferma una nota di Bose. “Non ha saputo fare davvero un passo indietro, e neanche di lato”, è l’accusa mossa da decine di confratelli, che hanno “testimoniato liberamente”».

Bergoglio e l'educazione sessuale

Mi sono giunte email che richiedono un mio commento sulla posizione di papa Bergoglio in merito alla morale sessuale. Nel fare ciò mi avvalgo del lavoro di don Ugolino Giugni postato sul sito www.sodalitium.biz nel quale si mette a confronto le parole di “Francesco” con l’insegnamento ortodosso dei Papi “preconciliari”.

Le parole di Bergoglio - Parlando della delicata questione dell’educazione sessuale ha detto (28 gennaio 2019): “Nelle scuole bisogna dare un’educazione sessuale, il sesso è un dono di Dio, non è un mostro, è un dono di Dio per amare. Che poi alcuni lo usino per guadagnare soldi o sfruttare è un altro problema. Ma bisogna dare un’educazione sessuale oggettiva, senza colonizzazione ideologica. Se inizi dando un’educazione sessuale piena di colonizzazione ideologica distruggi la persona. Il sesso come dono di Dio deve essere educato, non con rigidezza, educare viene da ‘e-ducere’, trarre il meglio dalla persona e accompagnarla nel cammino. Il problema è nei responsabili dell’educazione, sia a livello nazionale che locale o di ogni unità scolastica: che maestri si trovano per questo, che libri di testo… Io ne ho viste di tutti i colori… Bisogna avere l’educazione sessuale per i bambini. L’ideale è che comincino a casa, con i genitori. Non sempre è possibile, per tante situazioni della famiglia, o perché non sanno come farlo. La scuola supplisce a questo, e deve farlo, altrimenti resta un vuoto che viene riempito da qualsiasi ideologia”. È da notare che queste affermazioni di “Francesco” non sono una novità e si trovano già espresse in Amoris Lætitia in un paragrafo intitolato “Si all’educazione sessuale” in cui, riprendendo la Gravissimus educationis di Paolo VI del 1965, si spiega in lungo e in largo la necessità e l’utilità dell’educazione sessuale.

Roma perderà la Fede e diventerà la sede dell'Anticristo (Madonna de La Salette)

Riporto un estratto del libro di Malachi Martin: “Windswept house - A Vatican Novel” (traduzione dal mensile Chiesa viva), dove viene descritta la doppia Messa nera, avvenuta contemporaneamente a Roma e a Charleston (USA), il 29 giugno 1963, per intronizzare Lucifero in Vaticano. 

«L’Intronizzazione di Lucifero, l’Arcangelo Decaduto, è avvenuta in seno alla Cittadella Cattolica Romana il 29 giugno 1963; una data ideale questa per la promessa storica che doveva essere prima o poi mantenuta.
Come ben sapevano i principali agenti di questo Cerimoniale, la tradizione Satanista ha da sempre predetto che il Tempo del Principe sarebbe stato inaugurato nel momento in cui un Papa avrebbe preso il nome dell’Apostolo Paolo.
Da quando il Conclave era terminato, il 21 giugno 1963, con l’elezione di Paolo VI, il tempo per organizzare l’Evento era alquanto scarso; ma il Tribunale Supremo aveva decretato che nessun’altra data sarebbe stata più adatta per l’Intronizzazione del Principe se non la festa dei SS. Pietro e Paolo. E nessun altro luogo sarebbe stato migliore della Cappella di San Paolo, dal momento che si trovava nelle vicinanze del Palazzo Apostolico.
L’intera e delicata questione del Cerimoniale è stata affidata nelle sapienti mani del Guardiano di Roma, uomo fidato del Principe.

Ricaduti nel totalitarismo. Stavolta, terapeutico

Sul blog di Maurizio Blondet (www.maurizioblondet.it) viene postato uno stralcio dal libro di Günther Anders "L’uomo è antiquato".
Il narcisista collettivo, nel suo trionfo, con l’invasione sociale del suo Io, darà forma al suo proprio totalitarismo: che sarà terapeutico, previde Christopher Lasch (The culture of Narcissism, 1979)

“Per soffocare in anticipo ogni rivolta, non bisogna essere violenti. I metodi del genere di Hitler sono superati. Basta creare un condizionamento collettivo così potente che l’idea stessa di rivolta non verrà nemmeno più alla mente degli uomini.
L’ideale sarebbe quello di formattare gli individui fin dalla nascita limitando le loro abilità biologiche innate.

In secondo luogo, si continuerebbe il condizionamento riducendo drasticamente l’istruzione, per riportarla ad una forma di inserimento professionale. Un individuo ignorante ha solo un orizzonte di pensiero limitato e più il suo pensiero è limitato a preoccupazioni mediocri, meno può rivoltarsi.
Bisogna fare in modo che l’accesso al sapere diventi sempre più difficile e elitario. Il divario tra il popolo e la scienza, che l’informazione destinata al grande pubblico sia anestetizzata da qualsiasi contenuto sovversivo.

Il Segreto di Fatima e il Papato: padre Malachi Martin che cosa sapeva?

Riprendo a parlare della figura di padre Malachi Martin, ex gesuita, che ebbe il privilegio di conoscere integralmente la terza parte del Segreto di Fatima. L'articolo che riporto è tratto dal sito www.oracolocooperatoresveritatis.wordpress.com
Nei suoi libri padre Malachi Martin raccontò tutto (o quasi) quello che sta accadendo nella Chiesa in questi ultimi anni. Leggere per credere. 

Solo pochissimi anni fa sarebbe stato non solo poco probabile, ma pure poco possibile pensare alla rinuncia di un Papa al munus petrino; nonché alla conseguente elezione di un successore – preparata da anni – che avrebbe lentamente, ma inesorabilmente, aperto processi il cui fine è cambiare la Chiesa cattolica dall’interno, omologandola alle comunità protestanti e scendendo a patti e a compromessi con le lobby massoniche del Nuovo Ordine Mondiale.
Ebbene, c’è stato invece qualcuno che già dagli inizi degli anni ’90 aveva previsto tutto questo. Stiamo parlando di padre Malachi Brendan Martin (1921-1999), sacerdote ed esorcista irlandese appartenente alla Compagna di Gesù (dalla quale uscì nel 1965), che prestò servizio in Vaticano dal 1958 al 1964 come segretario del cardinale progressista ed ecumenista Agostino Bea.

Fu uno dei pochi uomini al mondo che ebbe il privilegio di leggere – interamente – la terza parte del segreto di Fatima. Vincolato al giuramento di mantenere il segreto, non lo rivelò mai, ma qualcosa lasciò intendere nei suoi libri riguardanti la crisi nella Chiesa cattolica.

L'abc della Massoneria

Un articolo scritto da don Curzio Nitoglia postato sul blog www.doncurzionitoglia.wordpress.com da leggere.

Sulla massoneria molto è stato scritto. Qui mi limito a porgere al lettore una serie di semplici riflessioni sulla natura e sugli scopi della massoneria raccolte in un articolo riassuntivo a mo’ di abbecedario o sillabario di buon senso e senza grandi pretese per rendere la conoscenza della massoneria accessibile a tutti. 
La massoneria è una “contro-chiesa”, ossia un’organizzazione che agisce soprattutto contro Dio e la sua Chiesa. Infatti odiando Dio essa odia anche la creazione di Dio e quindi opera per nuocere all’uomo, che è la creatura più nobile del mondo visibile.

Utili idioti, ancora loro...

Joseph Ratinger è tornato “a parlare”. In autunno infatti, a firma di Peter Seewald, uscirà nelle librerie italiane l'opera biografica del papa dimissionario. Ma già da ora in vari siti si trovano in anteprima alcuni suoi pensieri e, come c'era da aspettarsi, ecco partire gli elogi da parte dei cosiddetti “conservatori” o difensori dell'ortodossia cattolica. Come al solito questi tali incensano la figura del papa tedesco per contrapporla a quella del papa argentino: da una parte il vero pontefice della chiesa cattolica (alla fine questo intendono dire), dall'altra l'usurpatore Bergoglio ossia il papa che andrebbe nella direzione opposta a quella del papa emerito. 

Fa nulla se Ratzinger, come i suoi predecessori conciliari, confermi di appartenere alla teoria del gambero: un passo avanti e due indietro, una parola chiara e due ambigue, un pensiero cattolico e due modernista.

Satana è in Vaticano!

Nel dicembre 2018 Francesco Colafemmina ha scritto un articolo sulle rivelazioni del gesuita Malachi Martin (la cui morte è ancora oggi avvolta dal mistero). 
Lo riprendo dal sito www.gloria.tv per la sua estrema attualità.

Un libro sconcertante. Si tratta del volume di padre Malachi Martin dal titolo “Hostage to the Devil”, pubblicato originariamente nel 1976 e poi di nuovo nel 1992.

Perché questo libro è sconcertante? Molto semplicemente perché la prefazione alla sua seconda edizione sembra scritta oggi, proprio a ridosso di questi ultimi mesi di scandali pedofili nel clero cattolico, d’annata o più recenti.

Padre Martin, un gesuita già stretto collaboratore del cardinal Augustin Bea sotto il papato di Giovanni XXIII, affronta nel suo libro cinque casi esemplari di possessione diabolica, chiarendo la reale esistenza del Maligno e consigliando come evitarne la penetrazione nelle nostre vite. Nella prefazione alla seconda edizione del volume metteva in evidenza la crescita del fenomeno del satanismo, la sua capillare diffusione, la sua penetrazione nella società e l’esposizione sempre più indifesa dei bambini al fenomeno satanista in tutte le sue espressioni. In particolare mi ha colpito questa frase: “In almeno tre grandi città degli USA membri del clero hanno a loro disposizione almeno un coven (luogo di ritrovo per il rituale satanico) pedofiliaco, popolato e mantenuto esclusivamente da membri del clero”.

Fatima: la clamorosa conversazione di Benedetto XVI con padre Ingo Döllinger

Ripropongo un articolo postato nel maggio 2016 sul sito www.corrispondenzaromana.it scritto da Cristina Siccardi. Si parla del terzo Segreto di Fatima, si parla di "un cattivo Concilio e di una cattiva Messa" con evidente riferimento al Concilio Vaticano II e alla nuova messa di Paolo VI. Articolo, quello della Siccardi, sempre di strettissima attualità. 

«Non ascoltare la Vergine Santissima, inviata da Dio», affermò Suor Lucia dos Santos in un’intervista del 26 dicembre 1957 rilasciata a Padre Augustin Fuentes su autorizzazione di Pio XII nel convento delle Carmelitane scalze di Coimbra di fronte al Vescovo ausiliare di Leiria, a due Vescovi di Coimbra, al nunzio apostolico in Portogallo, «è un peccato contro lo Spirito Santo».
E proprio nel giorno della festa di Pentecoste di quest’anno il teologo tedesco padre Ingo Döllinger, ordinato sacerdote il 25 luglio 1954, già segretario del Vescovo di Augusta, Josef Stimpfle, nonché amico personale di Benedetto XVI, ha dato il permesso di pubblicare a Maike Hickson, sul sito OnePeterFive questo clamoroso annuncio: 

Mons.Viganò risponde a padre Francesco Bamonte (presidente dell'Associazione internazionale degli esorcisti)

Riprendo dal sito del vaticanista Aldo Maria Valli (www.aldomariavalli.it)  

La questione dell’esorcismo di Leone XIII, e cioè se sia lecito o no recitarlo, anche da parte dei laici, senza richiedere il permesso al vescovo, registra alcune novità. Ma prima che vi parli degli ultimi sviluppi, lasciate che riassuma brevemente i fatti.

Il 9 aprile scorso rendo nota nel blog un’iniziativa di monsignor Carlo Maria Viganò: l’invito, rivolto a sacerdoti e vescovi di tutto il mondo, di recitare, nel Sabato Santo, l’esorcismo composto da Leone XIII, con lo scopo di fermare l’assalto alla Chiesa delle potenze infernali.

La chiesa dei rivoluzionari e il popolo bue (seconda parte)

Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi”. (Mt 5, 11) 

Le “espressioni come “sviluppo della dottrina” e “compassione pastorale” sono in genere dei pretesti per cambiare l’insegnamento di Cristo, contro il suo significato e la sua integrità perenne così come gli Apostoli l’hanno trasmessa a tutta la Chiesa e come è stata fedelmente preservata dai Padri della Chiesa e dagli insegnamenti dogmatici dei Concili Ecumenici e dei Papi. Alla fine quei religiosi vogliono un’altra Chiesa, ed anche un’altra religione: una religione naturalistica, adattata allo spirito del tempo. Dei simili chierici sono veri lupi travestiti da agnelli, e flirtano spesso col mondo. Non già pastori coraggiosi, ma vili conigli”. 
Queste le parole di Mons. Schneider, Vescovo Ausiliare dell’Arcidiocesi di Maria Santissima di Astana, in Kazakhstan, a cui va riconosciuto il merito di dire qualcosa di cattolico in questi tempi di falsità collettiva (chissà mai che S.E. stia aprendo gli occhi e si decida a prendere di conseguenza delle decisioni risolute – prima fra tutte , le distanze dal Concilio Vaticano II - come il suo ruolo di successore degli Apostoli richiederebbe!) 

La chiesa dei rivoluzionari e il popolo bue (prima parte)

Quanto a me, io vi battezzo con l'acqua perché facciate penitenza, ma Colui che verrà dopo di me, è più potente di me e io non son degno di portare i suoi sandali; Egli vi battezzerà nello Spirito Santo e nel fuoco. Nella sua mano tiene il vaglio per pulire per bene la sua aia; raccoglierà il suo frumento nel granaio e brucerà la pula con un fuoco che non si estingue” (Mt3, 11-12) 

Un colpo di Stato. Questo è ciò che è avvenuto nella Chiesa attraverso il Concilio Vaticano II. Con il passare degli anni, e dei Pontefici che vi si sono succeduti dal 1962 ad oggi, appare evidente la continua, incessante, inesorabile distruzione di tutto ciò che la Chiesa ha sempre detto e fatto ante quel Concilio. 

Esaminando ciascun papato singolarmente, ciò potrebbe apparire inverosimile. Ma, come componendo un puzzle, agganciando ciascun singolo pontificato uno all'altro, emerge chiaramente un quadro che non lascia spazio ad equivoci. 
Mattone dopo mattone, ogni Pontefice, in nome del Concilio, ha portato del suo alla dissoluzione della dottrina e della liturgia cattoliche, fino ad arrivare al vescovo di Roma attuale, alias Bergoglio, che non fa nulla di diverso: demolisce, come i suoi predecessori. Semmai, da questi si differisce per la ferocia impiegata nel farlo. Ma non se ne cura: sa che questi sono tempi in cui la falsità e l'ambiguità hanno talmente preso il sopravvento sulla verità e la chiarezza che qualsiasi cosa dica o faccia non gli arrecherà nessun fastidio. 

Chiesa cattolica e chiesa conciliare

Se voi non leggete sarete prima o poi dei traditori, perché non avrete compreso la radice del male”. 
Queste le parole di don Paul Aulagnier citate da Mons. Lefebvre in una delle sue conferenze. 

Il saggio e accorato ammonimento di approfondire la propria religione e la sua storia, di porsi domande, di indagare, di non dare nulla per scontato, è rimasto completamento inascoltato dalla maggior parte dei fedeli che, caduti preda di un clero corrotto, non solo si son visti depredati da ciò che è la cosa più importante della vita - la fede in Gesù Cristo (“Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo; chi invece non crederà sarà condannato” - Mc 16, 16) -, ma, non avendo compreso la radice del male, si sono fatti essi stessi propagatori dell'eresia più perniciosa che è il modernismo, somma di tutte le eresie (così definita nella Lettera Enciclica Pascendi dominici gregis di Papa San Pio X). 

Come dobbiamo comportarci?

E Dio non farà giustizia ai suoi eletti, i quali lo invocano giorno e notte, e sarà lento a loro riguardo? Io vi dico che Egli prontamente renderà loro giustizia. Ma quando il Figliuol dell'uomo verrà, troverà ancora fede sulla terra?” (Lc18, 7-8) 

In questi tempi di apostasia in cui sono stati inghiottiti gran parte del clero cattolico (e che perciò cattolico non lo è più) e uno sterminato numero di fedeli che sciaguratamente si sono fatti seguaci di pastori privi di Fede, una domanda si presenta costantemente nel cuore di coloro che sono rimasti fedeli a Gesù Cristo, al Suo insegnamento, alla Sua Chiesa: un cristiano, un vero cattolico cristiano, cosa deve fare, come si deve comportare in un contesto del genere quando si hanno di fronte persone, anche amici e parenti, persino sacerdoti, vescovi e cardinali che si oppongono e addirittura contrastano la Verità?

L'ostilità della Chiesa conciliare alla messa di sempre: perché?

Ripubblico un post sempre attuale: è la risposta a quanti mi chiedono di spiegare i motivi dell'ostilità che in un batter di ciglia si materializza ogni qual volta un fedele richiede la celebrazione della S.Messa tridentina al clero aderente alla nuova chiesa nata dal Concilio Vaticano II. 

Nuova chiesa nata dal Concilio Vaticano II? Precisamente, perché tutte le riforme e gli orientamenti ufficiali di Roma sono delegati e imposti a nome del Concilio. Dopo il Vaticano II infatti, la maggior parte del clero ha assunto un orientamento nettamente opposto alla Tradizione, cioè al Magistero ufficiale della Chiesa. I sacerdoti hanno abbracciato in massa l'eresia protestante e liberale.

Le tre questioni

Sintetizzando, tre sono le questioni primarie: 

Prima questione: quella che oggi ha la pretesa di definirsi chiesa cattolica, in realtà non lo è. Ormai il demonio è riuscito ad entrare nella Chiesa; lo ha fatto non intrufolandosi dalla finestra, ma passando persino dalla porta, facendolo in pompa magna, con tanto di tappeto rosso srotolato per il suo passaggio. Quella porta si chiama Concilio Vaticano II. 

Dunque con il lupo che è riuscito ad infiltrarsi nel gregge, cosa ci si deve aspettare? Il lupo fa il suo mestiere e le pecore, se non sono più che estremamente accorte, sono destinate ad essere mangiate.

...E si dicono cattolici!

Mi si chiede un parere riguardo i tempi che stiamo vivendo. 

Intanto, si assiste ad un fatto assai curioso: quello di coloro che sono tutti intenti a demolire l'insegnamento di Cristo affermando, ciò nonostante, di essere cattolici. 

Si ha la pretesa di definirsi tali nonostante sia palese il rigetto di quell'insegnamento, tant'è che non lo si sopporta a tal punto dal pretendere che sia esso a doversi modellare alle esigenze e alle voglie dell'uomo (quando il Signore ci richiede l'esatto contrario). Ovvio che nasca il dubbio se chi dice di essere credente lo sia veramente... 

La malattia più diffusa: la falsità

In un mondo dove apparire è più comodo di essere, non rimane poi così difficile stilare una diagnosi sullo stato di salute della società in cui viviamo: il mondo è affetto da falsità. Questa malattia è detestabile: guasta le amicizie, rovina i rapporti rendendoli impossibili perché basati sull'ipocrisia che soppianta la lealtà e la trasparenza... e fa soffrire.

La falsità è un mostro con più teste: talvolta si agisce per compiacere gli altri per secondi fini, talaltra si dicono cose che non si pensano per cinico opportunismo, oppure ci si finge amici salvo poi dare libero sfogo alle critiche rivolte a chi non si lascia condizionare, per appagare un incomprensibile risentimento.